RECENSIONE: The Priory of The Orange Tree - Samantha Shannon



In un mondo diviso tra regni, lingue, culture e fedi diverse il nemico comune dell'umanità è uno: The Nameless One, un terribile drago che ha seminato morte e distruzione insieme ai suoi seguaci, ora confinato nelle profondità della Terra.


Nelle terre dell'Ovest troviamo il regno di Inys, dove la casata Berethnet regna incontrastata dalla caduta di The Nameless One. La credenza comune è che sia proprio la discendenza femminile di casa Berethnet a tenere imprigionato il nemico e il regno si aspetta che la regina Sabran la Nona si sposi e dia alla luce una bambina per portare avanti la discendenza proteggendo il suo popolo... ma sarà davvero così? Qui conosciamo anche Ead Duryan, una dama di corte che però nasconde un segreto: fa parte di un'antica società magica ed è stata inviata a Inys con lo scopo di proteggere la regina.


Dall'altra parte dell'oceano, nei regni dell'Est, troviamo Tané, una ragazza che per tutta la vita si è allenata per diventare una dragonrider. Proprio mentre iniziamo a conoscere tutti questi personaggi, antiche forze si stanno risvegliando dal caos...

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“The Priory of The Orange Tree” è un high fantasy autoconclusivo scritto da Samantha Shannon che verrà tradotto e pubblicato da Oscar Mondadori a dicembre. Diviso in sei parti e in diversi archi narrativi, presenta tutte le caratteristiche di un buon fantasy: un sistema magico ben spiegato, draghi, eroi, draghi, cattivi, draghi, worldbuilding e... ho detto draghi?! Scherzi a parte, credo che questo libro non abbia veramente niente da invidiare a Martin e al suo A Song of Ice and Fire. Anche se siamo lontani da quei livelli di complessità a livello politico, la struttura del romanzo è comunque una struttura che funziona e che intrattiene bene.


Il mondo presentato dalla Shannon è fondamentalmente spaccato in due. Abbiamo l'Ovest dove i draghi di fuoco sono temuti e il popolo li considera delle bestie crudeli, ringraziando ogni giorno Sir Galian Berethnet (padre fondatore della famiglia reale) per essere stato l'unico in grado di sconfiggere The Nameless One. A Est la situazione è completamente diversa, praticamente opposta. I draghi di questa regione non sono esseri nati dal fuoco e dotati di ali, sono draghi d'acqua che fisicamente somigliano più a delle viverne senza ali ma sono comunque in grado di volare e sono compagni fedeli dei loro cavalieri. A differenza della loro controparte, i draghi dell'Est sono venerati dalla popolazione come divinità e i guerrieri del clan Miduchi (di cui Tané fa parte) vengono addestrati proprio con lo scopo di poterli cavalcare.

Questa differenziazione mi è piaciuta parecchio. Solitamente mi ritrovo a leggere di draghi tutti uguali: dotati di ali, sputano fuoco, all'occorrenza parlano e dracarys. Qui invece le due tipologie vengono ben caratterizzate e distinte, rendendole uniche nel loro genere.


Un'altra cosa che ho apprezzato molto di questo romanzo è stata la forte componente femminile che si è distinta nella vasta mole di personaggi presentati (seriamente, sono così tanti che di alcuni fatico a ricordare il nome), è stata veramente una ventata d'aria fresca dopo tanti e troppi fantasy in cui i personaggi cardine sono tutti uomini.

Le tre personalità di spicco sono le già citate Ead, Sabran e Tané, ognuna ben caratterizzata e speciale a modo suo, ma ci sono tanti altri personaggi che danno il loro contributo rendendo la storia ancora più avvincente... personaggi di cui non parlerò per non anticiparvi troppo.


Per quanto riguarda lo stile narrativo, l'ho trovato scorrevole solo dopo un piccolo intoppo iniziale dovuto proprio alla presentazione di tutti questi personaggi. Le prime 100 pagine risultano un po' un'accozzaglia di storyline diverse ed è difficile individuare quelle che poi saranno le storie principali che porteranno al finale. Inizialmente dà l'idea di essere uno di quei libri talmente descrittivi da dover essere metabolizzato o assorbito a piccole dosi, in realtà si fa divorare facilmente dopo una piccola impasse. Se la prima parte può causare un po' di confusione, già dall'inizio della seconda parte queste storie, apparentemente confuse, iniziano a intrecciarsi tra di loro dimostrando di essere collegate le une alle altre e la lettura inizia a scorrere sempre più velocemente.


Una piccola nota di demerito è stato il finale, il motivo per il quale non ho voluto dare un voto pieno a questo libro. Essendo un simpatico librone di 800 pagine, già da pagina 500/600 iniziavo a chiedermi quando si sarebbe chiuso il cerchio per arrivare al finale, visto e considerato che diversi fattori rilevanti erano già venuti a galla. Invece ho trovato il finale fin troppo sbrigativo e striminzito nelle ultime 100 pagine quando avrei preferito leggere di più sulla battaglia finale e sui preparativi prima dello scontro. Non solo è stato tutto troppo veloce ma è stato anche fin troppo “facile”, quasi come se l'autrice non avesse visto l'ora di chiudere il libro.


Anche per quanto riguarda i capitoli finali mi è venuto un po' da storcere il naso. Non mi lamento dei finali aperti, anzi penso che sia bello da parte del lettore immaginarsi un “dopo” senza che l'autore vada a spiegare ogni singola cosa, però speravo che alcune questioni venissero chiuse definitivamente, cosa che non è successa.


Nonostante tutto è un libro che mi sento di consigliare agli amanti del genere. Non aspettatevi troppi intrighi politici alla Martin, ma è comunque un fantasy degno di questo nome. Promosso!

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